Editoria
Le Edizioni Intermedia si sono rivolte finora prevalentemente nel campo del turismo, della promozione territoriale e nella riscoperta dei personaggi che hanno caratterizzato la storia locale. Intermedia svolge anche una funzione di promozione per i giovani scrittori e per i debuttanti le cui opere vengono non solo pubblicate, ma promosse utilizzando i vari strumenti e canali a disposizione dell’azienda.
“I Cahen. Storia di una famiglia” di Alessio Mancini. Collana Storia locale

Vita pubblica e vita privata dei marchesi Cahen, ricchissima famiglia di banchieri ebrei originaria del Belgio, orvietana d'adozione, cosmopolita per vocazione. Pur essendo stati protagonisti di vicende storiche di primo piano ed aver lasciato un’impronta indelebile nell’Orvietano, i Cahen sono stati praticamente dimenticati. Oggi la loro appassionante e semisconosciuta vicenda torna a vivere grazie ad una paziente ricerca condotta su documenti d'archivio e con gli ultimi testimoni diretti che raccontano in un caleidoscopico ritratto due generazioni vissute tra la periferia ( Allerona, Torre Alfina, Orvieto) e il cuore dell'Europa del diciannovesimo e ventesimo secolo (Roma, Parigi, Londra e Ginevra). Si intitola “I Cahen. Storia di una famiglia” il volume che va a colmare un vero e proprio buco nero nella conoscenza storica orvietana, probabilmente causato dall’oblio che cancellò la memoria ufficiale dei Cahen in seguito alle leggi razziali del 1938.
"Il buio negli occhi. Terrore ad Orvieto", di Alberto Levi Kessler. Collana Narrativa.
Una giovane fotografa, Erica De Maio, rischia la cecità in seguito ad un drammatico incidente stradale, provocato da alcuni teppisti in moto. Quale orrore può nascondersi dietro un trapianto di cornee? Di norma nessuno, ma quale risposta potrebbe azzardarsi se, immediatamente dopo l’intervento operatorio che dovrebbe ridare la vista alla giovane donna, emergono angosciosi incubi e inquietanti capacità paranormali? Chi era la misteriosa donatrice di cornee e che cosa vuole da Erica? Qual è il significato del sogno ricorrente di un’antica villa di campagna, teatro in passato di sedute spiritiche? Sono gli interrogativi che Erica dovrà sciogliere per non oltrepassare il sottile confine che la separa dalla follia. Sullo sfondo di una Orvieto misteriosa s’intreccia una torbida vicenda in cui si mescolano in una venefica mistura paranormale, sette sataniche e omicidi rituali.
Le ricette di Nonna Ada. La cucina tipica orvietana. A cura di Antonella Graziani. Collana Cucina

Questo non è solo un libro di ricette.
E’ un libro di ricordi. Dei ricordi di una nipote che si è trovata spesso a ripensare ai momenti trascorsi con la nonna e a pensare a come molti di questi momenti hanno come scenario la cucina.
“La nonna Ada indossava sempre un grembiule perché a casa nostra molte erano le occasioni da onorare con un ricco menù. In primo luogo le festa comandate come il Natale, e allora dovevamo preparare i tortellini e i tozzetti, e la Pasqua quindi si dovevano cucinare le pizze col formaggio e quelle dolci. A carnevale si friggevano castagnole, frappe e arancini e ancora frittelle per la festa del patrono- spiega Antonella Graziani-le nostre tavolate comunque non si riunivano solo nei giorni segnati in rosso sul calendario, era la campagna a suggerire le pietanze da preparare. Con i prodotti dell’orto cucinavamo frittelle di cavolfiore, pomodori arrosto e col riso, carciofi fritti, melanzane e zucchine grigliate. Gli ulivi ci suggerivano la bruschetta con l’olio nuovo e l’insalata di olive condite. Allevavamo poi polli, conigli, agnelli e maiali quindi ci ritrovavamo a gustare pollo in padella con i peperoni, coniglio a porchetta, costolette d’agnello fritte e fegatelli, braciole e salsicce alla brace. Le galline ci regalavamo le uova con le quali la nonna faceva la sfoglia e quindi cannelloni e lasagne al ragù, tagliatelle con le rigaglie del pollo e pappardelle al cinghiale. Con le uova preparavamo poi i dolci come il ciambellone, la zuppa inglese, i maritozzi, la crostata di marmellata e il tiramisù
In ognuna di queste occasioni chiamavamo amici e parenti che ci aiutavano a imbottigliare il pomodoro d’estate come a insaccare la salsiccia d’inverno e a pranzo si fermavano con noi perché tanto l’Ada “qualcosa” aveva preparato”.
"Scarpe Gialle sulla Rupe. Schizzi di giallo", di Nello Riscaldati. Collana Narrativa.
Tutto ebbe inizio la notte del 14 dicembre. Ad Orvieto la neve ha iniziato ad ammantare di bianco la città; alcuni spettatori escono infreddoliti dal teatro Mancinelli dove hanno appena assistito alla rappresentazione di Anna Karenina. Poco più lontano, in piazza del Cornelio, Antonio Ramazza, “noto bighellone orvietano, odiatore del lavoro ma teorico del medesimo”, di ritorno da un pokerino fra amici, si china in terra per raccogliere un cellullare che squilla in mezzo a due auto, ma viene afferrato da una mano. Si tratta di Adele Tamanti Caggeggi, cinquantenne di buona famiglia che si era ritrovata tramortita in terra per motivi sconosciuti, con tracce di cocaina sul naso e un brutto odore di whisky addosso. Sarà solo il primo di una serie di casi analoghi ed inspiegabili.
"Il salice di Pietro", di Mario Tiberi. Collana Narrativa.
A volte la vita è davvero bizzarra e si mostra dietro il nascosto del sipario abbassato di una rappresentazione scenica: ti siedi su una panchina e ti ritrovi scrittore!.
E’ quello che mi è accaduto in un giorno qualsiasi di una stagione qualsiasi; ma da quel giorno e da quella stagione, tutto è cambiato e niente è più stato uguale a prima.
Le immagini, le donne e gli uomini della mia vita sono riapparsi, d’incanto, nei fotogrammi della mia memoria come attratti da un magnetismo arcano e inesorabile.
Ogni episodio, ogni personaggio nel quale Vi imbatterete durante la lettura, seppur anonimo, è ricolmo di se stesso e Vi si presenterà per quello che realmente è stato ed è, senza nulla togliere e senza nulla aggiungere.
Si tratta di un viaggio, come ve ne sono a miliardi tanti quanti sono gli esseri umani che popolano il nostro Pianeta: viaggio nella gioia e nella felicità, viaggio nel dolore e nella sofferenza, viaggio nelle emozioni e nel travaglio di una coscienza tormentata dal dubbio e tenuta in vita dalle certezze della speranza fiduciosa.
Il gioco è bello quando è corto”- 1972, l'avventura in serie A della Ternana di Viciani di Gian Luca Diamanti. Collana sport
Ne succedevano di cose strane in quegli anni. Nel '68 la rivolta degli studenti, nel '69 il primo uomo sulla luna e, nel'72, la Ternana in serie A. Davide contro Golia. Cardillo e Marinai contro Rivera, Mazzola e Gigi Riva.
Anni di grandi sogni come quello di una città operaia, grigia e fumosa che voleva sentirsi diversa, più grande, più bella perfino. O quello di una comunità fino ad allora unita solo dal lavoro, che scopriva un nuovo modo di stare insieme.
Lo faceva immedesimandosi totalmente nella sua squadra di calcio, la Ternana allenata da Corrado Viciani. La squadra del gioco corto, dove non c'erano campioni, ma solo un grande collettivo, una catena di montaggio. Una squadra operaia, nella città più operaia d'Italia. Che vinse alla grande un campionato di serie B mettendo alle corde squadroni come la Lazio, il Palermo, il Bari e che per quasi tutto il girone d'andata del campionato successivo in serie A fece parlare di sé tutta l'Italia. Prima di crollare, restando senza fiato.
Perché la favola dei rossoverdi di Viciani e del presidente Taddei, raccontata in questo libro dalle voci dei tifosi di allora e rivissuta, quasi in diretta, attraverso le cronache giornalistiche di quei giorni, è una favola senza lieto fine. Come quasi tutte le favole vere. Ma che, forse proprio per questo, merita di essere raccontata ancora. Perché narra di un altro calcio, di un altro mondo e di sogni che vorremmo ancora avere. Come quelli che facevamo da piccoli sfogliando l'album delle figurine Panini.
Dodici mesi in Portogallo Di Alessandra Cerquetelli. Collana Viaggi
La partecipazione ad un programma di studio quale l'Erasmus diventa, inaspettatamente, un'occasione di incontri ed esperienze di vita, di riflessioni ed emozioni intense, che confluiscono, a futura memoria, nello spazio di un diario. Ma la volontà di condividere con altri questo vissuto, matura nell'autrice a poco a poco, fino a tradursi, a distanza di qualche anno, in questo libro, dove a dominare la narrazione è la dimensione del viaggio, come luogo fisico e mentale. Il racconto si snoda, infatti, tra partenze e ritorni, che hanno nella città di Lisbona il luogo a cui si approda e da cui si riparte e nell'autrice la protagonista principale. E' una storia lunga un anno, ricca di avventure e di scoperte, anche e, soprattutto, interiori, dove s'insinua, inevitabilmente, la nostalgia del proprio Paese, visto con gli occhi della lontananza.
Lisbona, dipinta come una città tanto semplice quanto affascinante, è, in questo libro, non solo un luogo di studio, ma anche e, soprattutto, di incontro tra differenti culture e fonte di forti emozioni, da lei ci si allontana per escursioni, più o meno avventurose, in altri paesi e città del Portogallo, altrettanto ricchi di storia e di tradizione.
Le acque dell'oceano Atlantico, i colori, gli odori, le immagini e i suoni di questa Terra accompagnano il lettore in questa serie di tragitti, che sono tappe di un unico grande viaggio, attraverso il quale l'autrice cerca di gustare appieno il sapore di questa splendido territorio e di conservarlo per sempre dentro di sé. Ma il viaggio si rivela, al tempo stesso, all'autrice, anche un mezzo per riscoprire il proprio passato, attraverso dei nostalgici flashback che la riportano sulle colline orvietane, ai luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, e un’ occasione per riflettere sul senso ultimo delle cose.
Il leitmotiv di questo libro è, dunque, il viaggio, che cambia ed arricchisce chiunque lo compie e fa comprendere che la vita è in ogni istante, che scorre fuori e dentro di noi, e che è bello poterne salvare qualcuno tramite la parola, prima che scompaia nel fluire incessante delle cose.
“ORVIETOPOLI”. La Casta, gli affari e il potere all’ombra della rupe. Di Claudio Lattanzi. Collana Politica
Per oltre sessant’anni Orvieto è stata governata da un’oligarchia camuffata da democrazia. Il gruppo dirigente emerso dalla selezione interna al Pci-Pds-Ds ha edificato un sistema di potere incentrato sull’uso politico delle risorse pubbliche dando vita ad una macchina clientelare implacabile, in grado per decenni di condizionare e controllare capillarmente la vita economica e sociale con una sistematicità che ha pochi eguali anche nella stessa Umbria.
Il partito tramutatosi in istituzione, è stato il padre-padrone assoluto che ha determinato le sorti del territorio e dei singoli, definendo il confine tra chi stava dentro e chi rimaneva fuori dal sistema. L’ intreccio perverso tra politica ed affari, i diffusi conflitti d’interesse, una concezione del potere simile all’arbitrio, l’acquiescenza dell’opposizione, l’espansione pilotata del pubblico impiego, la gestione politica del bilancio comunale e della pianificazione urbanistica hanno consentito il perpetuarsi di un regime che rimane in piedi ancora adesso.
Orvietopoli ha prosciugato la ricchezza pubblica a vantaggio di una casta composta da cooperative rosse, politici di professione, imprenditori, imprese legate al partito, professionisti. Un intreccio di interessi spesso inconfessabili, altre volte sussurrati a mezza bocca che qui viene analizzato e descritto con precisione e che solleva anche una questione morale. La degenerazione in cui sono sprofondati i protagonisti di una classe politica che ha creato clientelismo senza garantire sviluppo mentre Orvieto perdeva peso, è concentrata soprattutto negli anni Novanta.
Da lì bisogna partire per capire la genesi del Sistema Orvieto il cui consolidamento ha causato il declino della città condannandola alla stagnazione, ma influendo direttamente anche sulla vita concreta dei cittadini per quanto riguarda l’elevato costo della vita, i prezzi del mercato immobiliare tra i più cari del centro Italia, la bassa qualità dei servizi sanitari, le tasse a livelli record, il deserto occupazionale, lo sviluppo limitato solo ad alcuni settori economici e la diffusione di una cultura incentrata sull’assistenzialismo, estranea ai valori del merito e della competizione.
“L’ho buttato giù con un destro”. La storia del campione Luigi Malè. Emanuela Moroni Roberto Pomi. Collana sport
“Poteva stendere un uomo solo con un pugno ma non gli ha mai fatto piacere parlarne. E’ il mio lavoro, disse, lo faccio perché mi pagano e quando é finito l'incontro voglio solo al più presto possibile tornare per la mia strada”. Difficile pensare che Bob Dylan, quando scriveva la sua celebre canzone ‘Hurricane’, avesse mai sentito parlare di Luigi Malè, o Giggetto come in tanti lo hanno chiamato nel corso della sua carriera. In quelle parole, dedicate ad un altro personaggio (suo malgrado) del mondo della boxe come Rubin Carter, c’è però forse l’essenza di una disciplina che Malè ha saputo praticare al massimo delle sue forze, lottando sempre contro tutto e tutti. Ha affrontato avversari temibili, ha duellato con australi precursori di Mike Tyson ma anche con una bilancia che spesso gli è stata contraria, ha vinto a dispetto di giudici ostili al limite della premeditazione, ha saputo conquistare spettatori che prima lo fischiavano e viaggiare per mare verso un continente sconosciuto e lontano.
Castel Giorgio, nascita di un paese. Dallo studio dei soprannomi alla scoperta Vallocchi Di Marco Morucci, collana Storia locale
Partendo dall’analisi dei soprannomini e dai toponimi dell’Alfina, l’autore giunge a mettere in discussione quella che era sembrata, fino ad ora, una verità acquisita sulla nascita di Castel Giorgio, attribuita al Giorgio Della Rovere a metà del 1400 grazie al trasferimento in massa da Parma di numero cittadini appartenente alla fazione minoritaria legata ai guelfi.
Lo stesso Della Rovere avrebbe in realtà cercato di cancellare le vere origini del paese che sarebbero molto più antiche e risalirebbero ad un antico villaggio distrutto e molto più antico, denominato Vallocchi. Alcuni indizi che riportano alla figura di San Giorgio, vero protettore del paese e riconducibile a san Giorgio di Vallocchi.
Morucci ci accompagna attraverso un affascinante viaggio a ritroso nel tempo in cui la ricerca dell’antico borgo che godeva di una certa importanza e poteva contare su vari palazzi, si snoda attraverso uno studio accuratissimo del territorio e delle sue testimonianze archeologiche. Castel Giorgio avrebbe infatti un’origine antichissima, risalente al periodo etrusco quando il villaggio era solo un piccolo insediamento ai margini del bosco sacro di Vulsinia.
Manuale di scrittura solistica di Elisabetta Chiarapini. Collana nuove scienze

Che cos’è la Scrittura Olistica?
È una novità, è usare la scrittura come strumento per conoscere meglio sè stessi
A chi è rivolto questo libro?
Questo libro non è rivolto a tutti, ma forse è destinato proprio a te
Se è arrivato tra le tue mani non è un caso, c’è sicuramente una spiegazione e forse la risposta è proprio in queste pagine. Si, questo libro è per chi cerca delle risposte.
Definito manuale olistico (dal greco holon, cioè”tutto” in questo caso, tutte le parti di noi), poteva chiamarsi anche guida all’autoconoscenza, comunque si chiami vuol essere un libro d’introspezione, con la caratteristica di avere un metodo semplice e un approccio leggero, dove troverai gli strumenti per un auto-corso formato da aforismi di filosofi, santi, ma anche di musicisti, per rendere ogni argomento il più possibile completo, troverai anche esercizi olistici di riflessione, meditazioni e molti altri scritti che spero ti siano utili.
Rivolto a chi si avvicina per la prima volta a certe tematiche, chi vuol fare un percorso di auto-crescita personale, a chi piace scrivere, chi si vuol capire di più e forse solo a qualche curioso o qualcuno in cerca di qualcosa di diverso, in questo mondo pieno di diversi punti di vista e ti assicuro che ne troverai tanti in queste pagine, tra i tanti spero troverai anche il tuo, tramite il tuo maestro: Te stesso.
Solo dopo averlo letto, capirai il perché sei stato attirato e cosa ti ha lasciato questo libro. E ora se vuoi, ti aspetto.
I Templari in Orvieto. Maggio 1135-Dicembre 1312. di Sandro Bassetti. Collana Storia
I Templari: oggi l'immaginario collettivo li identifica con leggende e riti esoterici, ma ciò è lontano dalla realtà o, almeno, rappresenta una piccolissima parte della loro storia. In questo libro si narra della loro presenza ad Orvieto per circa due secoli, delle loro opere tangibili ancor oggi, di fatti che dopo otto secoli sono ancora presenti. I Templari in Orvieto hanno lo scopo di generare finanza da inviare ai colleghi per il loro sostentamento in Terrasanta e ci riescono benissimo, tanto da far assurgere Orvieto al ruolo di terza precettoria templare in Italia dopo Firenze e Roma. In Orvieto ha la sua sede Nicola di Cremona, gran precettore templare della Provincia Lombarda, in Orvieto-Bardano alloggia stabilmente fra Nicola da Trevi, templare rappresentante della Santa Sede. I Templari dotano la Precettoria di quattro chiese: Santa Maria del Piano, San Pietro, Santa Maria delle Grazie e San Matheus Urbeveteris, poi intitolata dagli Ospitalieri a San Giovannino. È verosimile che ne abbiano realizzata una quinta, quella dedicata al loro santo protettore: San Bernardo. Creano un ciclo produttivo integrato sia con il ciclo di vendita sia con il ciclo finanziario, come mai più è avvenuto in Orvieto fino ad oggi. Suddividono le loro attività in due settori: la parte produttiva fortificata in Orvieto-Bardano e Orvieto-Torre Volpina, conquistate nel 1350 da cinquanta cavalieri e più di duecento fanti, poi distrutte nel 1451 da Marsilio da Rieti, Commissario del Papa Niccolò V mentre la parte direttiva, commerciale e finanziaria di Orvieto, in quella che dopo l'acquisto coatto dei beni immobili templari da parte degli Ospitalieri, poi Cavalieri di Malta, si chiama ancora Via della Loggia dei Mercanti e Via della Commenda. Tra storia e leggenda nel 1307, uno dei tre convogli di carri che trasportano il tesoro dei Templari, quello diretto da Parigi alla Palestina, fa tappa a Firenze, Orvieto, Roma e Anagni, per giungere al porto di Otranto. La lettura di questo libro permetterà anche di riscoprire le vestigia templari ancora esistenti ad Orvieto e nelle zone limitrofe.
Lea Pacini. L’invenzione del Corteo Storico di Sara Simonetti Collana Grandi Orvietani

Una donna, sovrana di un’epoca, depositaria della tradizione storica del corteo e custode del tragitto “sacro” della Rupe. Lea Morelli in Pacini non è stata soltanto un nome, un epigrafe che avrebbe dovuto essere ricordata e commemorata tanta fu la sua dedizione per un progetto quasi divino.Ha significato la storia di una città e del suo tesoro, il corteo storico che ogni anno, da oltre mezzo secolo, sfila glorioso tra le vie di Orvieto nonostante i rintocchi del tempo. Questo libro vuole essere un racconto ma soprattutto il ricordo di quell’epoca passata così austera e rigida, a tratti timida ed indifesa, proprio quanto la donna che dal nulla l’ha partorito, nutrito e cresciuto. Fino a farlo diventare il simbolo della Rupe e della sua gente. Insegnante di musica, donna dal nutrito intelletto e dalla grande forza d’animo, Lea Pacini si dedicò al progetto del corteo, dopo che il vescovo Francesco Pieri le diede il mandato, proprio come una madre con il proprio figlio.
Partì dal nulla, dalle stoffe rimediate nei vecchi teatri romani e dall’esempio delle Sacre Rappresentazioni. Si circondò di uno staff di fidatissimi collaboratori che con lei e accanto a lei sono cresciuti scoprendo il valore di un patrimonio che, di fatto, la Rupe non sapeva nemmeno di possedere. Invece stava lì, nelle crepe del suo tufo, pronto per essere lustrato ed ammirato. Fu la sua forza a strapparlo dall’indifferenza del tempo e porgerlo agli orvietani nella sua forma più bella e pura. Anche Matilde lo aveva capito e guardando scorrere il corteo di colpo ci si ritrova magicamente dentro. In queste pagine sono scritti i ricordi bagnati di nostalgia di quelli che, con la Pacini, hanno vissuto il loro periodo magico imbevuto di storia e intessuto attraverso i fili di una tradizione antica. Quella stessa città, ora è pronta per tornare a rivivere il suo sogno.
Orvieto Anno Domini 1313 di Chiara Piunno
In questo fumetto prosegue la storia di Rico e Nera, i due ragazzi conosciuti nel primo capitolo che vivono nella Orvieto del 1313 un periodo cruciale nella storia medievale della città che visse una piccola e cruenta guerra civile messa in atto dalle potenti famiglie Monaldeschi e Filippeschi.
I primi "devoti" alla Chiesa, i secondi di stampo filoimperiale, si contesero la città rendendosi protagonisti di una guerra che costituì per la città di Orvieto un vero spartiacque storico. Nell'agosto di quell’anno, mentre l'Imperatore marcia verso Roma per chiudere la partita con il capo della Sacra Romana Chiesa - che vorrebbe per sé sia il potere spirituale che quello temporale - nella piccola, sovraffollata, bellicosa Orvieto si scatena la resa dei conti che Dante renderà immortale con pochi versi della sua Divina Commedia. Schierati in questa piccola, terribile guerra civile Corrado, figlio del Monaldeschi, Rico, bastardo al servizio della casata guelfa e Nera Della Greca, dei ghibellini, troveranno la fine della loro infanzia e la promessa spietata del futuro che li attende.
Perché, dopo quei cinque giorni dell'agosto del 1313, nulla sarà più come prima. In questo fumetto, conosciamo Nera e Rico come erano da bambini, come si sono conosciuti e come hanno continuato a intrecciarsi nel corso degli anni da lontano, senza mai sfiorarsi fino al fatidico giorno in cui la storia e la politica fratricida delle nobili famiglie a cui appartenevano li hanno messi l'una contro l'altro in modo sanguinoso.Questa seconda parte finisce, infatti, nello stesso luogo della prima, mostrandoci però qualcosa in più, in modo da gettare il gradino iniziale di quella che poi sarà la terza e ultima parte
Dove va Orvieto di Paolo Borrello collana Economia
Una città in bilico tra il centro nord ed il profondo sud dell’assistenzialismo come unica prospettiva. E’ l’immagine che emerge dalla pubblicazione “Dove va Orvieto” per la Intermedia Edizioni in collaborazione con la società Lineacredito realizzata da Paolo Borrello che ha preso in esame una serie molto ampia di indicatori sociali ed economici messi a confronto con le altre realtà umbre e della Tuscia.
La Orvieto del 2010 è una città ricca di contraddizioni con un reddito pro capite più alto di quello regionale ed una propensione al risparmio che continua a rimanere molto elevata, ma anche con un sistema produttivo caratterizzato da tante piccole imprese nessuna delle quali è in grado di dare quelle risposte sul fronte occupazionale che sarebbero necessarie per creare vere occasioni di lavoro per i giovani e tamponare il pendolarismo.rvieto detiene uno dei record nazionali per quanto riguarda l’invecchiamento della popolazione, ma è anche il mercato privilegiato per le banche i cui sportelli sorgono come funghi. E’ la città in cui gli immigrati hanno ormai raggiunto l’otto per cento della popolazione ed i cui numero degli abitanti si sta ormai stabilizzando intorno quota ventimila dopo gli esodi degli anni 50 e 60. Le performance economiche di Orvieto sono in chiaroscuro, inferiori a quasi tutte le analoghe cittadine della Toscana meridionale, ma decisamente superiori a quelle di tutta la Tuscia con la sola eccezione di Viterbo.
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Gualverio Michelangeli Di Roberta Galli Collana Grandi Orvietani
Gualverio Michelangeli, erede dei mastri medievali e rinascimentali e più ancora di quel Metru etrusco (di cui lui stesso rivendicava le origini), è stato il maggior rappresentante di una secolare tradizione familiare di artigiani del legno ad Orvieto e in Umbria. La sua Bottega è luogo della creatività, tra mobili e oggetti di arredamento di design. Questo libro che sarà presentato venerdì 19 marzo al palazzo dei Sette e a cui farà seguito la consegna da parte della Confederazione nazionale dell’artigianato del premio “Artigiano dell’anno”, è un racconto che è testimonianza di un grande artista e grande artigiano, sintesi e osmosi di arte e artigianato, di Maestro e Bottega. Uomo, scultore, poeta, designer, professore, padre. Gualverio Michelangeli, figlio ‘d’arte’ da almeno cinque generazioni, seppe liberare la propria anima di artista, il guizzo del genio, creando cose nuove da materiali, modelli e modi antichi, precorrendo mode e tendenze con gusto ed originalità nel solco della più classica tradizione artigianale
Il pensiero dell’Uomo qualunque del XXI secolo Di Giuseppe Argenti
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Attraverso il dialogo che l’autore ha intrattenuto nel tempo con i direttori di vari quotidiani nazionali, vengono ripercorsi tutti i fatti legati alla politica, all’economia, alla vita sociale del nostro paese attraverso le riflessioni di un uomo qualunque appunto che riflette sulla guerra in Irqa, la scuole private e le scuole pubbliche, la Chiesa ed il rapporto con gli ebrei, il caso Englaro, la rivoluzione di Brunetta, lo scontro sulla Tav ed altro ancora.Da dove nasce questo lavoro? Nasce dal bisogno di confronto che hanno tutte quelle persone che vedono la società in cui vivono regredire nel mezzo di un progresso teconologico che ne copre molti difetti. Nasce in nome di tutti quelli che credono che una cosa non è migliore della precedente solo perché è nuova. Nasce dall'angoscia che si prova nell'assistere alla massificazione e al pensiero unico che la globalizzazione ha provocato e agli effetti distruttivi sulle nostre tradizioni e sulle nostre culture.
Padre Chiti il soldato di Dio Maria Antonietta Bacci - Collana Grandi Orvietani
Ha lasciato un ricordo indelebile in tutti coloro che lo hanno conosciuto e sono rimasti colpiti dal carisma di un uomo che è stato prima un modello di soldato e poi uno straordinario servitore di Dio. Gianfranco Maria Chiti ha vissuto una vita fuori dal comune. Combattente nella seconda guerra mondiale sul fronte greco-croato e russo, guidò una Compagnia di Granatieri di Sardegna nella drammatica campagna di Russia da cui tornò con una ferita al piede, un congelamento alle gambe ed una medaglia al Valor Militare.
Orvieto e il suo territorio
Le idee alla base del volume sono due e sono semplicissime: trattare il territorio come naturale appendice della città e ribadire che ogni palazzo, ogni c hiesa, ogni monumento, ogni borgo, ogni vallata di questo stupendo angolo di paradiso ha una storia da raccontare ed è pronto a svelarla a chiunque voglia e sappia ascoltarla.
Tutto questo con uno stile chiaro e lineare, con informazi oni rigorose, curiosità, leggende... organizzate in schede tematiche con cui confezionare itinerari modulari secondo i propri gusti e le proprie necessitàNon di poco conto, poi, anche il rapporto qualità-prezzo davvero molto interessante: la guida, di 216 pagine e ricca di immagini, inf atti, sarà venduta a soli 8 euro. I testi sono curati da Marco Sciarra.
Tra l’incudine e il Marcello
Un nonno che racconta alla propria nipotina settant'anni di artigianato artistico a Orvieto: questo è il volume intitolato "Tra l’incudine e il Marcello", Edizioni Intermedia, che illustra, con foto anche inedite, la vita e le opere di Marcello Conticelli, insigne artigiano orvietano del ferro battuto, o "semplicemente fabbro", come si definisce lui stesso, autore di veri e propri capolavori entrati da anni nel novero dell'arte italiana a tutto tondo.Il volume, curato dal giornalista Roberto Conticelli, figlio di Marcello, e da Silvia Conticelli (la nipote che ha raccolto le "confessioni" dell'artigiano), è uno spaccato della vita artistica e sociale orvietana dagli anni Cinquanta ai giorni nostri, con riferimenti e aneddoti che tracciano le figure e le personalità di illustri orvietani del recente passato, come Maurizio Ravelli, Lea Pacini e Alberto Stramaccioni.
Orvieto, la mappa e i monumenti della città
In questa agile guida-mappa tascabile e pieghevole, si possono trovare tutte le indicazioni più importanti per chi intenda visitare la città di Orvieto tenendo sotto mano un vadecum esauriente contenenti le principali informazioni. In vendita al prezzo di euro, in italiano ed inglese.
Orvieto anno domini 1313
In occasione della prima edizione della mostra del fumetto organizzata dalla società Intermedia, è stato infatti presentato il fumetto “Orvieto anno domini 1313”. Sceneggiato e scritto dalla giovane Chiara Piunno, il fumetto è ambientato nella Urbevetus medievale. Da un secolo le rivalità delle nobili famiglie del Comune, capeggiate dai “devoti” Monaldeschi e dai filoimperiali Filippeschi dilaniano la popolazione. Ma l'equilibrio di odi e rappresaglie sta per disgregarsi, e stavolta l'ago imparziale della bilancia penderà da una sola parte.
Nell'agosto del 1313, mentre l'Imperatore marcia verso Roma per chiudere la partita con il capo della Sacra Romana Chiesa nella piccola, sovraffollata, bellicosa Orvieto si scatena la resa dei conti che Dante renderà immortale con pochi versi della sua Divina Commedia.





